Napoli: la lunga notte bianca dei coltelli a Chiaia

imagesDi Raffaele Aragona – La lunga notte dei coltelli: sono spuntati fuori ancora una volta. Un altro episodio ha messo in subbuglio la zona della movida di Chiaia: un’isola, pedonale sì, ma che resta del tutto isolata dal controllo delle forze dell’ordine che pure per qualche tempo sono state presenti a limitare e a prevenire gli episodi di violenza tornati a scuoterla. Una zona nella quale la presenza di una moltitudine di baretti e ritrovi determina, specie a tarda notte, un afflusso eccessivo di giovani per i quali l’alcool certamente produce condizioni non del tutto ordinarie e passibili di generare eventi a rischio. A fronte del millantato uso della movida come crescita turistica, non può non rilevarsi come il suo degenerare leda le regole del civile convivere e aumenti il degrado urbano, con grave danno per il turismo vero, mentre l’unico turismo attratto dalla movida napoletana resta quello proveniente dalla periferia. Ci sono avvenimenti, come il ferimento dell’altra notte, fortunatamente conclusosi in modo non gravissimo, che diventano maledettamente simbolici, specialmente in un momento nel quale la città tenta di recuperare la propria immagine: immagine che non ha bisogno di nuovi e straordinari eventi ma soltanto di ordine e di decoro. napoli 3Oltre a ciò non è possibile giustificare l’incivile abitudine di invadere le strade con bottiglie in terra e inquinare l’ambiente con frastuoni e musica a tutto volume fino a notte fonda. Gli abitanti delle diverse zone della movida hanno sempre chiesto il dovuto rispetto per la propria salute danneggiata da comportamenti irresponsabili: il riposo rappresenta un bisogno primario per la salute psico-fisica (l’impedimento al sonno fa addirittura parte delle possibili torture da infliggere a un nemico) e del resto lo schiamazzo notturno è ancóra considerato reato. Ormai è evidente come i luoghi della movida – e non solo quella di Chiaia – siano teatro ricorrente di gesta di violenza gratuita; essi hanno sempre messo in luce una mancanza cui devono essere addebitati i guasti della città in molteplici àmbiti: il rispetto delle regole, una necessità sacrosanta in ogni settore del vivere civile. Esso, però, comporta necessariamente un efficiente sistema di controllo e questo è ciò che ci si augura sempre che sopraggiunga, e che duri! Certo, la repressione da sola non basta, poiché occorre che la famiglia e la scuola in primo luogo siano impegnate nell’educazione dei giovani. L’educazione, però, se non c’è, non è possibile aspettare che venga impartita e dia i suoi frutti: nel frattempo non può farsi altro che cercare di contrastare il fenomeno. È necessario che le Istituzioni si attivino nell’immediato con l’intensificazione dei controlli, l’installazione di sistemi effettivi di videosorveglianza, una maggior presenza e una migliore e costante utilizzazione delle forze dell’ordine. Purtroppo quella che dovrebbe essere una normale e ordinaria azione di vigilanza assume spesso la connotazione del blitz.napoli -2 L’avvìo al cambio di rotta non può che partire da chi ha l’obbligo e il ruolo di garantire l’ordine colpendo comportamenti impropri. Ci si augura, perciò, che il questore Marino dia segnali di un fattivo e costante cambiamento, perché di questi problemi non si può più continuare soltanto a parlare, non possono essere ancóra tollerati comportamenti che ledono le regole del vivere civile. Del resto, se la città vuole cambiare registro e ai giovani vuole darsi esempio di cultura, soprattutto civica, la via non è quella della tolleranza.

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