La “trappola” droga/soldi: terreno fertile per catturare gli adolescenti da parte di gruppi criminali super organizzati

I liceali nel business dello spaccio
Hashish comprato in quantità e rivenduto ai compagni in classe. I minorenni si «consorziano» e trattano in casa la sostanza: sanno come scaldarla e frazionarla

 

Hanno sfidato il «rischio d’impresa» e quello della malavita. Sicuri di non perdere ma anzi di guadagnarci, dieci studenti italiani, tutti di buone famiglie, tra i 15 e i 20 anni d’età (c’erano alcuni pluribocciati) sono andati a credito con Massimo Marzio, un 47enne dal discreto pedigree criminale: hanno ritirato gratuitamente e «in prova» un etto di hashish, l’hanno venduto fra i compagni di classe in quattro scuole superiori e con i soldi dell’incasso sono tornati per comprare altri etti. Una precisa strategia operativa, un efficace «piano aziendale» calibrato su richieste della clientela e mosse per soddisfarla. È il nuovo fronte della ricerca ossessiva di droga dei minorenni. Si «consorziano» e trattano in casa la sostanza: sanno come scaldarla e frazionarla, conoscono le tecniche di conservazione, hanno imparato a custodirla e riescono a prendere le precauzioni migliori per piazzarla senza farsi sorprendere, dando a volte filo da torcere alle forze dell’ordine.

La città degli stupefacenti

È stato merito del commissariato Lambrate diretto da Anna Laruccia se il giro del fumo è finito. La squadra formata dai suoi tre cagnacci che lavorano all’antica, ha agganciato uno degli spacciatori ed è risalita a Marzio, catturato sabato. Un poliziotto s’è finto postino, è entrato nel palazzo popolare di via Rizzoli, ha bussato alla porta e quello gli ha aperto. Nel monolocale e in cantina c’erano tre chili di hashish. L’arrestato ha raccontato nei dettagli la piccola «ditta» di ragazzini, un sistema in crescita nella Milano e nell’Italia dove però la droga non è «di moda»: lontana dalle priorità delle istituzioni e dai dibattiti, sottovalutata in alcuni ambienti investigativi come se, ad esempio, i punti di partenza della ’ndrangheta non venissero dal traffico di stupefacenti… Anni fa, sembrava che la droga avesse perfino sostituito l’aria e si parlava d’invasione. Oggi la situazione è peggiore e più variegata.

 

Pasticche e malati terminali

Di solito l’ossicodone, un oppiaceo con «capacità» superiori a eroina e morfina, viene somministrato ai malati terminali di cancro. Nei giorni scorsi i carabinieri del Comando provinciale di Milano, allertati da insegnanti e genitori, hanno scoperto che due iracheni rifornivano di pasticche molti minorenni, i quali hanno motivato l’assunzione come un aiuto per concentrarsi sui libri. Una madre, preoccupata dall’anomalo comportamento del figlio, gli ha frugato nelle tasche. Scoprendo una pillola e chiedendo una consulenza ai carabinieri. Anche in quel caso non c’era stata l’iniziativa del singolo. Un gruppo di studenti aveva comprato una partita di pasticche per spacciarle fra i coetanei. Non ci fosse stata quella mamma, probabilmente il fenomeno si sarebbe allargato ad altre scuole, servendosi degli ulteriori canali di contatto e scambio quali giardinetti, oratori, spogliatoi delle squadre di calcio.

Siringhe negli alberi

Nella zona di Rogoredo e del Corvetto, sudest di Milano, c’è una grande area di boschetti e prati divenuta il riferimento del Nord Italia per l’acquisto di droga. Soprattutto eroina. Tale è la coda di clienti che ormai ci sono dosi vendute a cinque euro. Abbiamo visto ragazzini scendere in quattro dal bus direttamente dopo la fine delle lezioni, sparire nella vegetazione, comperare (i soldi vengono racimolati con una colletta) e tornare in drammatiche condizioni fisiche: s’erano appena «bucati». Testimoni hanno riferito al Corriere di giovani che in assenza di denaro si sono vendute sessualmente pur di avere i quotidiani grammi. Recente è la visita, scortata dalle forze dell’ordine, della Commissione parlamentare d’inchiesta sulle periferie. Forse può servire, per spiegare la distanza tra emergenza e sua reale comprensione, il comportamento di una politica. Avanzava coi colleghi tra siringhe conficcate negli alberi, legname accatastato per «ostacolare» polizia e carabinieri, brandine dove dormivano le sentinelle. Ecco: sapete, come riferito da chi c’era, cosa l’aveva davvero indignata? Che a terra vi fossero escrementi umani.