Droga e minori, foto choc sul web «Va fermato il nuovo sballo»

Maschere antigas riempite di fumo, medicinali mischiati e gelati «corretti» alla codeina. Ecco i nuovi metodi choc usati dai ragazzini per sballare e fare incetta di like

di Elisabetta Andreis e Gianni Santucci

Per sballarsi o per ostentare lo sballo? Carrellata di immagini (molte sono riprodotte in queste pagine): maschere antigas da collegare ai bong (grosse pipe ad acqua) per avere dal fumo una «botta» più potente. Si comprano in Rete con 30 euro. Consigli abbinati: «Sotto, indossate occhialetti da piscina, altrimenti poi vi esplodono gli occhi». E ancora: sciroppi per la tosse che contengono codeina mescolati a Sprite e Fanta, o fatti colare sul gelato. E le «tradizionali» canne. Entra tutto nel flusso. In Rete. Per raccogliere like e visualizzazioni. Vale per molti altri aspetti della quotidianità, ma i social network aprono un nuovo capitolo nei romanzi di formazione degli adolescenti: lo sballo da esibizione. Consumo non fine a se stesso, ma da mettere in vetrina (spesso Facebook, molto Instagram). Più è bassa l’età, più è forte l’ansia da ostentazione. Gli esperti riflettono sul passaggio: qual è il confine tra usare droga per sballarsi e sballarsi per sfoggiare l’esperienza? Spiega Riccardo Gatti, responsabile del dipartimento Dipendenze dell’Ats (l’ex Asl): «La droga per i ragazzini dev’essere “glamour”: va di moda quella che si spettacolarizza di più».

È un aspetto sociologico. Riguarda i giovanissimi. Il sospetto: la volontà di mettersi in scena in condizioni di disfacimento psico-fisico può essere un incentivo al consumo. Tendenza che si dispiega nella vastità delle reti social, ma che poi riaffiora nelle strade: «C’è un limbo che non emerge — spiega Giovanni Sesana, responsabile medico del 118 — i giovani non chiamano neanche il 118, ma tracollano per strada. Noi li raccogliamo con l’ambulanza quando la situazione è degenerata». Dalle strade, ai reparti d’emergenza degli ospedali. Racconta Emilio Fossali, responsabile del pronto soccorso pediatrico De Marchi e Policlinico: «I ragazzini arrivano per lo più “inzuppati” d’alcol. Il referto dice “intossicati”, spesso non siamo nelle condizioni di rintracciare con gli esami altre droghe. Ma la sensazione è che siano sempre più miscugli di sostanze. Il 70 per cento dei giovanissimi che arrivano per incidenti gravi hanno abusato di stupefacenti. Qualche tempo fa un ragazzino di 14 anni ha avuto una sincope. Aveva difficoltà a stare in piedi, durante il tragitto in ambulanza sono comparsi ipotermia, vomito, ipotensione. In pronto soccorso, letargia e coma, con depressione respiratoria. Ce l’ha fatta per un pelo».

Durante l’adolescenza, i confini sono rarefatti. Senso comune tra studenti di scuole medie e primi anni delle superiori: cocaina, eroina ed ecstasy sono «vere» droghe; le altre sostanze sfumano in un’indefinita categoria di essenze «ricreative». Esempio tipico è proprio la codeina, un oppiaceo derivato della morfina, contenuto in alcuni sciroppi che hanno alimentato un flusso di «trasferte» dalla Lombardia alla Svizzera per comprare quelle medicine in libera vendita (in Italia è necessaria la prescrizione). «L’abuso di prodotti legali (alcol, farmaci, fumo) da parte dei ragazzini — spiega Gatti — è un’emergenza sottovalutata. Induce comportamenti a rischio che possono portare a patologie acute o a vere e proprie dipendenze. Ha effetti analoghi a quello delle droghe. Ad esempio, il consumo frequente di cocktail alla caffeina abbinati con l’alcol modifica la neurochimica del cervello. Non si fa nulla per contenere quel tipo di abuso “legale”. Anzi, l’acquisto di quei prodotti “fa mercato”, e dunque lo si promuove. L’uso deviato delle sostanze legali di cui i ragazzini abusano finisce per essere involontariamente sinergico a quello delle sostanze illegali».