Fuma più di un adolescente su tre, i giovani italiani peggiori in Europa

Il 37% è consumatore abituale. I medici: “Alzare i prezzi dei pacchetti”

I motivi Condizione di adolescenza troppo prolungata, stress per mancanza di prospettive, politiche di sensibilizzazione sbagliate

In teoria in Italia i minori di 18 anni non potrebbero fumare. In pratica gli adolescenti italiani sono i più accaniti fumatori tra i loro coetanei dell’Ue. Come sia possibile questo record è uno dei tanti effetti della combinazione di assenza di controlli e di politiche giovanili-sanitarie tipiche dell’Italia di questi anni.

Secondo il rapporto del Progetto europeo di indagini sull’uso di alcol, droga e sostanze psicoattive nelle scuole (Espad), se complessivamente il 54% degli adolescenti europei non ha mai acceso una sigaretta, il 37% di quelli italiani è considerato un fumatore abituale. I giovani si sballano, ma mai come in Italia dove gli studenti fanno un maggior uso di alcool e di nuove sostanze psicoattive rispetto alla media dei coetanei europei. Sono proprio queste ultime, secondo Espad, a rappresentare il principale motivo di preoccupazione. «Ci sono timori per le nuove droghe e i nuovi comportamenti», tra i giovani.

E il fumo è un’abitudine consolidata. Qualsiasi sia la marca, qualsiasi la scuola frequentata: dalle medie alle superiori di ogni tipo, si fuma ovunque. Più di un adolescente su tre fa uso di sigarette in modo abituale, un dato superiore alla media dei Paesi dell’Unione Europea che è del 21% ed è in calo. Cifre simili si ritrovano solo in Bulgaria e Croazia dove fuma il 33% degli adolescenti.

Secondo il rapporto più si è giovani più si corre il rischio di contrarre il vizio. La proporzione di adolescenti che ha iniziato a fumare prima dei 13 anni «si è fortemente ridotta negli ultimi venti anni, con sole poche eccezioni», ben quattro: Cipro, Francia, Italia e Romania.

Secondo Alessandro Rosina, sociologo, ordinario di demografia all’Università Cattolica, il triste record degli adolescenti italiani è frutto di tre fattori: «Innanzitutto le campagne di sensibilizzazione sui danni provocati dal fumo non sono in sintonia con la sensibilità degli adolescenti italiani mentre sono molto più efficaci in altri Paesi dell’Ue. La sigaretta, poi, è un modo per atteggiarsi da grandi ed è molto più necessaria in Italia dove si resta in una situazione di finta adolescenza molto più a lungo che in altri Paesi Ue per motivi essenzialmente economici. Infine c’è un problema di stress, gli adolescenti italiani hanno maggiori difficoltà e minori prospettive di quelle di tanti coetanei europei. Anche questo li induce a fumare di più».

Lo stress è la principale causa dell’abuso di sigarette anche secondo Maurizio Ambrosini, docente di Metodologia e tecnica della ricerca sociale nell’Università di Genova.«A fumare sono ormai alcune categorie: le donne per lo stress legato al carico di funzioni che grava su di loro, dalla famiglia al lavoro. E poi le minoranze etniche, i poveri, insomma i gruppi sociali più deboli e meno colti. Di sicuro il record degli adolescenti italiani è una spia di una debolezza per le maggiori incertezze che hanno sul futuro».

Roberta Pacifici, che dirige l’osservatorio Fumo, Alcol e Droghe dell’Istituto Superiore di Sanità, ricorda che secondo l’Oms la prima arma è invece la tassazione: «Il nostro è il Paese che ha il valore percentuale di accise più basso». E, conclude: «Se noi non facciamo pesare l’acquisto del prodotto non otterremo mai risultati. Inoltre bisogna agire per far rispettare i divieti di acquisto, che abbiamo giustamente portato a 18 anni, ma che sono inutili se poi non si chiede la carta d’identità».