Napoli: i comitati dei residenti denunciano la violenza della movida, in arrivo proposta per chiusure anticipate

Movida violenta a Napoli: ai Baretti è guerra tra i nuovi pusher

Le notti della movida sono sempre state tempestose e piene di rumore, la zona dei baretti di Chiaia è amata e odiata, luogo d’incontro per i giovani nottambuli e terreno di scontro per gli abitanti disperati. Però, adesso, c’è qualcosa di diverso: perché non si tratta solo di gran folla, vociare insopportabile e musica che penetra dentro le case, ora la nuova frontiera è la violenza.

Chi osserva con attenzione le notti della Movida, spiega che nell’area dei baretti piombano vere e proprie «bande» di giovani uomini, pronti a sfidare, a creare tensione, a cercare lo scontro fisico. Ogni sera del week end c’è un inizio di rissa, volano pugni, calci, spintoni: «Sono cambiate le persone che frequentano questa zona – sospira Rosario, custode del palazzo al numero 11 di via Bisignano – adesso vedo sempre più gentaglia che si riversa in queste strade. Si vede che cercano la rissa, che sfidano, che tentano di infastidire gli altri». Dicono che dietro la violenza che esplode di notte ci siano equilibri malavitosi in bilico. Le «bande» si ritrovano nello slargo fra via Carlo Poerio e via Bisignano, davanti alla scuola. Tutti sanno che proprio lì, chi vuole impasticcarsi, cercare un po’ di «fumo» o qualcosa da sniffare, può rifornirsi senza problemi. Il fatto è che, da qualche tempo, il clan che governa quella piazza è rimasto senza guida, così s’è aperto uno strano periodo di successione. Si stanno avvicendando altri personaggi che smerciano, altri clan che allungano le mani su un mercato estremamente redditizio, e i «nuovi arrivi» si trascinano dietro persone che provengono da altre zone della città. Ecco, le «bande» che vengono da altri quartieri, stanno scoprendo la zona dei baretti, vogliono appropriarsene, utilizzarla per divertirsi a modo loro con lo sballo e, soprattutto, con la violenza.

Caterina Rodinò è la leader del comitato «Chiaia viva e vivibile» e da sempre combatte la sua battaglia per la legalità nella zona della movida: «È vero, le persone sono cambiate, la violenza esplode con frequenza sempre maggiore. I giornali non riportano le risse che ogni notte di ogni week end si sviluppano in mezzo al caos di persone». Caterina Rodinò ha una teoria che viene condivisa da tutto il comitato: «Ai gestori dei baretti viene permesso di violare le norme: invadono il suolo pubblico con sedie e tavoli, riempiono i loro locali oltre il consentito, passano musica a volume altissimo, vendono alcool anche a chi non dovrebbe averne. Così, in un ambiente in cui la violazione delle regole è palese, ognuno si sente in diritto di fare quel che vuole, di sfogare la sua violenza». Ludovico Greco ha commesso l’errore di uscire in auto un sabato sera e, siccome abita in via Bisignano, ha addirittura «osato» tornare a casa dopo mezzanotte: «La strada era come al solito invasa di persone. Però in genere si spostano lentamente e ci lasciano passare. Quella sera invece hanno deciso di non togliersi dalla strada e hanno cominciato a dare calci alla fiancata e pugni sul tetto dell’auto. Sono stati momenti angoscianti per noi quattro in macchina: non potevamo aprire le portiere perché la gente premeva ai lati, non potevamo avanzare né indietreggiare. Eravamo in balìa della folla. Siamo stati “salvati” da due buttafuori di un locale che hanno costretto le persone a spostarsi e a farci passare».

Chiaia, «coprifuoco-baretti»
verso la chiusura all’1,30

Non è solo una questione di violenza, di spaccio sempre più invadente, di bande che cercano sballo e risse; quella della zona dei baretti è, soprattutto, una questione di vivibilità quotidiana: «Perché se una persona non riesce a raggiungere la sua casa, se non le viene consentito di dormire per quattro notti alla settimana, se è costretta a pagare un vigilante perché il palazzo non venga invaso da estranei, allora la vita diventa un inferno. E anche se non ci fossero gli episodi di violenza e l’invasione dei mercanti della droga, chi ha scelto di prendersi cura dei cittadini, non può restare a guardare senza fare qualcosa».

Francesco Di Giovanni, presidente eletto a giugno della prima municipalità, quella che comprende Chiaia e i baretti, parla con evidente emozione. E annuncia che, se non ci penserà Palazzo San Giacomo, lui è già pronto a scrivere un documento destinato a cambiare le cose. «Ho deciso: firmerò un’ordinanza per limitare gli orari di apertura dei locali della zona della movida. Non è possibile che restino aperti fino all’alba: il caos che si genera in quelle stradine non è accettabile e, soprattutto, non è gestibile, per cui occorre una regolamentazione severa».

De Giovanni non dice apertamente quali sono gli orari che ha in mente, ma l’ipotesi più probabile è che la chiusura venga imposta nei week end all’una e mezza e nei giorni infrasettimanali mezz’ora dopo la mezzanotte. Attualmente la deregulation nel mondo del commercio consente a qualunque esercente di seguire gli orari che desidera. Non esistono più aperture e chiusure «imposte» se non i casi di pubblica necessità o di emergenza e, secondo il presidente della municipalità di Chiaia, quello del caos della movida è proprio un caso di emergenza e di pubblica necessità.