Spice, l’erba sintetica che trasforma i consumatori in zombie psicotici

La raffinatissima macchina di distruzione e di morte delle multinazionali della droga elabora sostanze sempre più micidiali per annientare tutti ma soprattutto i giovani e i giovanissimi

In Europa già trenta morti, arriva la stretta dell’Ue. In Italia l’ha provata un ragazzo su dieci

Come zombie. Decine di persone barcollano per le strade di Brooklyn in una mattina qualunque di luglio. Alcuni inveiscono contro i passanti, altri si accasciano sui marciapiedi, una donna sembra vittima di un attacco epilettico. Il giorno dopo l’epidemia si allarga ad altri quartieri di New York. Dopo 72 ore gli ospedali della Grande Mela contano 130 persone ricoverate. La diagnosi è sempre la stessa: overdose da cannabinoidi sintetici.

Spice, Black Mamba, K2. Il nome cambia, gli effetti no: aggressività, ipertensione, accelerazione del battito cardiaco, aumento della pressione sanguigna, visione offuscata, allucinazioni sensoriali, psicosi. La nuova droga che spaventa le autorità di mezzo mondo non ha niente a che vedere con la marijuana. Consiste invece in un miscuglio di erbe essiccate e innaffiate di sostanze chimiche. Mercoledì la Commissione europea ha proposto di velocizzare la raccolta dei dati e le procedure di valutazione da parte dell’Osservatorio europeo delle droghe e le tossicodipendenze per ottenere risposte più rapide contro le nuove sostanze psicoattive. Secondo Bruxelles l’erba chimica, spesso creata nei laboratori cinesi, «ha una tossicità elevata e può causare seri danni alla salute».

A inizio 2014 lo spinello sintetico arriva in Russia. I giornali se ne accorgono quando 150 persone si presentano negli ospedali della regione di Kirov con sintomi da intossicazione. I morti per overdose sono quattro. L’epidemia dilaga: in un mese si contano 700 avvelenamenti e una ventina di vittime. Nell’estate di due anni fa la nuova droga sbarca in Europa. Il boom è immediato: nel 2015 le varianti rappresentano quasi un quarto di tutte le nuove sostanze psicoattive rilevate dall’Osservatorio europeo delle droghe e delle tossicodipendenze.

La Spice spopola tra i detenuti nelle carceri britanniche. In Germania, nella regione del nordest che confina con il Mar Baltico, almeno tre persone muoiono nei primi mesi del 2016 dopo aver assunto erba sintetica. Secondo i dati della Commissione Ue, in Europa a causa della Spice si sono verificati 28 decessi e 25 intossicazioni acute. L’Italia non è immune. Da un’indagine del Consiglio Nazionale delle Ricerche su un campione di 30.000 studenti emerge che uno su dieci dichiara di aver fatto uso di cannabinoidi sintetici. Si tratta di 260mila ragazzi e ragazze. Molti di loro, convinti di aver acquistato una sostanza simile alla marijuana, si rendono conto degli effetti psicotropi devastanti della Spice solo mentre la fumano. Secondo gli esperti lo spinello sintetico crea una forte dipendenza, simile a quella dell’eroina. «Si tratta di molecole la cui tossicologia è ancora sconosciuta. Sono disegnate per essere molto più potenti del Thc, fino a cento volte», spiega Vincenzo Di Marzo, direttore dell’Istituto di chimica biomolecolare del Cnr.

Centinaia si presentano negli ospedali con evidenti disturbi psichiatrici. Alcuni raccontano di averla comprata via Internet, altri negli smart shop, che vendono l’erba sintetica mascherandola da concime per piante o incenso.

In America le infinite varianti di Spice si trovano anche sugli scaffali di piccoli negozi. La dose costa al massimo due dollari. Talvolta è etichettata come «potpourri», talvolta come deodorante per la casa. Sono fioccati i primi divieti: inutili. Il sindaco di New York, Bill De Blasio, ha firmato un’ordinanza per mettere fuorilegge alcuni agenti chimici usati per la Spice. Un mese fa il senatore Chuck Schumer ha presentato una proposta di legge per vietare altre 22 sostanze impiegate nella produzione di erba sintetica. È una sfida continua tra guardie e ladri: quando una sostanza finisce nella lista di quelle proibite, viene sostituita con un’altra creata ad hoc nei laboratori. Il problema sta proprio qui: i chimici cinesi si muovono più velocemente dei legislatori.