L’esposizione all’inquinamento acustico. I dati di 85 città italiane

Questo il rapporto 2015 dell’ARPAT TOSCANA sull’esposizione all’inquinamento acustico in Italia: vengono esaminati i dati di 85 citta’ italiane, ne emergono la diminuzione dei controlli, lo scarso impegno delle amministrazioni per il rispetto della normativa e la mancata adozione degli strumenti che la stessa mette a disposizione (Piani di classificazione, Piani di risanamento, Studi sulla salute della popolazione, Misure di mitigazione,attivita’ di controllo ecc.)

L’XI° Rapporto, realizzato dal Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente (ISPRA/ARPA/APPA), presenta i dati relativi alle principali tematiche ambientali in 85 città italiane. È suddiviso in nove capitoli che corrispondono a macro aree tematiche che determinano la qualità urbana: Fattori sociali ed economici, Suolo e territorio, Natura urbana, Rifiuti, Acque, Qualità dell’aria, Trasporti e mobilità, Esposizione all’inquinamento acustico, Azioni e strumenti per la sostenibilità locale.

Il capitolo 8 è dedicato all’esposizione allinquinamento acustico, problema che nel nostro paese è stato affrontato con una normativa abbastanza puntuale e aggiornata, anche se non sempre applicata.

Recentemente, alla normativa dedicata alla prevenzione e al contenimento e alla riduzione dell’inquinamento acustico oggetto della Legge Quadro 447/95 e relativi decreti attuativi, si è aggiunta la Legge 30 ottobre 2014, n.161 con la quale il nostro Paese ha inteso armonizzare la propria legislazione con la Direttiva 2002/49/CE.

Questa Legge delega il Governo all’adozione di decreti legislativi per il riordino della materia. In questa prospettiva il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare ha dato mandato a ISPRA e alle Agenzie regionali e provinciali per l’Ambiente (SNPA), che insieme costituiscono il Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente, di fornire supporto tecnico attraverso la raccolta di informazioni e dati sullo stato di fatto dell’ambiente da pubblicare annualmente.

La parte del Rapporto 2015 dedicata all’inquinamento acustico evidenzia subito che in questo settore non ci sono stati che lievi miglioramenti rispetto all’anno precedente. Non sembra ancora adeguatamente diffusa l’adozione di alcuni degli strumenti offerti dalla normativa, fondamentali per affrontare il problema del rumore che sempre di più interessa soprattutto le zone urbanizzate.

Il Rapporto prende in esame l’adozione di alcuni strumenti previsti dalla vigente normativa nelle 85 città prese a campione utili ai rilevamenti, alle valutazioni e ai controlli dell’inquinamento acustico.

Piani di Classificazione Acustica comunali

I Piani di classificazione acustica comunale risultano approvati solo in 58 delle 85 città considerate (68%). Tali piani sono considerati lo strumento prioritario per la gestione e la tutela dall’inquinamento acustico, tanto che l’art.6, c.1 della Legge Quadro 447/95 li rende obbligatori. Nonostante l’obbligatorietà, molti comuni non hanno redatto i piani e questo comporta diverse criticità, sia per l’informazione e la conoscenza del territorio, sia per i controlli e le verifiche. La classificazione acustica è infatti il punto di partenza necessario per conoscere ed evidenziare le criticità dei territori, ma anche un procedimento indispensabile per fissare i parametri di immissione ed emissione sonora consentiti nelle varie zone omogenee. Attualmente i piani di classificazione acustica prevedono la distinzione del territorio in sei classi omogenee sulla base della prevalente ed effettiva destinazione d’uso. A ciascuna zona omogenea sono assegnati valori limite, di immissione e di emissione, espressi in livello equivalente di pressione sonora ponderato (LAeq), su due periodi di riferimento temporali, diurno (06:00-22:00) e notturno (22:00-06:00).

Relazioni biennali sullo stato acustico comunale

Le Relazioni biennali sullo stato acustico dei Comuni risultano elaborate in 13 delle 80 città con popolazione superiore a 50.000 abitanti (16%).
Tali relazioni, anche queste rese obbligatorie dall’art 7 c.5 L.Q. 447/95 nei comuni con popolazione superiore a 50.000, costituiscono un importante strumento per l’analisi dello stato dell’ambiente, ma anche per individuare gli obiettivi di programmazione e di gestione dei problemi riscontrati.

I Piani di risanamento acustico comunali sono stati adottati nel 2014 solo in 14  delle 85 città considerate (24%).
Tali piani, previsti dall’art. 6, c.1, lettera c, della L.Q. 447/95, fondamentali per la pianificazione, gestione e tutela del territorio dall’inquinamento acustico, individuano e descrivono le attività di risanamento previste sul territorio comunale qualora risultino superati i valori di attenzione individuati dal DPCM 14/11/97 e in aree anche appartenenti a Comuni confinanti se i valori si discostano in misura superiore a 5 dBA.
Piani di risanamento acustico comunale

I dati al 2014 indicano che i Piani di Risanamento acustico comunali sono stati approvati solo in 14 città: Aosta, Genova, Bergamo, Trento, Modena, Bologna, Forlì, Lucca, Pistoia, Firenze, Prato, Livorno, Pisa e Benevento. Ciò significa che secondo i dati raccolti dall’Osservatorio Rumore, una banca dati che mette in rete ISPRA con le ARPA/APPA, i comuni non hanno ancora dato completa attuazione a questo strumento di tutela.

I comuni che hanno effettuato studi sulla popolazione esposta al rumore, in ottemperanza alla Direttiva 2002/49/CE o negli anni precedenti con metodologie di stima differenti e in tempi diversi (dal 1991 al 2014), sono 33 su 85: Torino, Asti, Aosta, Genova, Milano, Bergamo, Brescia, Bolzano, Trento, Verona, Venezia, Padova, Piacenza, Parma, Reggio nell’Emilia, Modena, Bologna, Ravenna, Forlì, Rimini, Pistoia, Firenze, Prato, Livorno, Pisa, Arezzo, Perugia, Terni, Pesaro, Roma, Bari, Taranto e Cagliari. Studi sulla popolazione esposta al rumore

Da tali studi risulta che la sorgente di rumore prevalente in ambito urbano è il traffico veicolare. La percentuale di popolazione esposta a questo tipo di rumore è in alcuni casi superiore al 40% nell’intervallo di Lden tra 65 e 69 dB(A) e superiore al 30% nell’intervallo di Lnight tra 55 e 59 dB(A). Le informazioni relative a questo indicatore sono state elaborate dai dati raccolti nell’ambito dell’indagine annuale “Dati ambientali nelle città”, effettuata da ISTAT, uno dei Report ambientali che raccoglie informazioni ambientali relative ai Comuni capoluogo di provincia.
I dati sono stati ricavati dalle attività di controllo effettuate da tecnici del Comune, ARPA/APPA e ASL tramite misurazioni acustiche, sia in ambiente esterno che all’interno delle abitazioni, per verificare il rispetto dei valori limite della normativa.

Le attività di controllo, circa 9 controlli ogni 100.000 abitanti, sono diminuite rispetto all’anno precedente del 17%. Nelle 85 città considerate nel Rapporto, nel 2014 sono stati effettuati 1332 controlli del rumore, contro i 1602 del 2013. Una flessione che non è omogenea nel territorio nazionale, essendo del -13% al Nord, -17% al Centro e -22% al Sud.
Tali controlli hanno confermato che le maggiori criticità riguardano le aree urbane. Nelle città, il 94% è stato effettuato su segnalazione degli abitanti, quasi la totalità dei controlli. 
In totale
sono state effettuate 1.332 misurazioni. Nel 52% dei casi sono stati rilevati superamenti dei limiti normativi.
L’analisi dei dati per ripartizione geografica indica che anche nel 2014 le attività di misura si sono concentrate prevalentemente al Nord, con il 47%, segue il centro con il 25% e il Sud con il 28%.

I controlli sulle attività temporanee e sulle attività produttive si sono concentrate prevalentemente al Nord, in cui si registra circa il 78% del totale dei controlli sulle attività temporanee e il 52% del totale dei controlli sulle attività produttive. I controlli sulle attività di servizio e/o commerciali sono stati il 45% al Nord, il 23% al Centro e il 32% al Sud. Quelli sulle infrastrutture stradali 45%al Nord, 33% al Centro, 30% al Sud.

Nei soli comuni con popolazione superiore a 250.000 abitanti nel 2014 sono stati 659 i controlli complessivi, pari al 49% dei controlli effettuati nelle 85 città considerate nel presente Rapporto, con un incidenza media di 10 controlli ogni 100.000 abitanti.Rispetto al 2013 anche in questa fascia si è registrata una diminuzione delle attività di controllo del 12%.

Controlli del rumore per tipologia di sorgente

I superamenti dei limiti sono stati registrati nel 52% dei controlli effettuati, + 3% rispetto all’anno precedente. Le infrastrutture stradali sono le sorgenti controllate più critiche, con un’incidenza di superamenti dei limiti normativi nel 59% dei controlli effettuati, in aumento rispetto al 52% del 2013. Nelle attività di servizio e/o commerciali l’incidenza di superamenti in base ai controlli effettuati è del 54% (nel 2013 era del 55%), seguono le attività produttive con il 40% (nel 2013 era il 37%).

L’incidenza dei superamenti al Nord è del 48% (+8% rispetto al 2013), al Centro del 56% (+3% rispetto al 2013) e nel Sud del 53% (-6% rispetto al 2013).

Anche i dati sul superamento dei limiti sono stati elaborati dall’indagine annuale “Dati ambientali nelle città” a cura di ISTAT.
Controlli del rumore nei quali è stato rilevato almeno un superamento

Rapporto sulla Qualita dell’ambiente urbano – Approfondimenti sui singoli capitoli


Normativa di riferimento:

  • L. 26 ottobre 1995, n. 447 Legge quadro sull’inquinamento acustico.
  • D.P.C.M. 14 novembre 1997 Determinazione dei valori limite delle sorgenti sonore.
  • D.M. 31 ottobre 1997 Metodologia di misura del rumore aeroportuale.
  • D.P.R. 18 novembre 1998 n. 459 Regolamento recante norme di esecuzione dell’articolo 11 della L. 26 ottobre 1995, n. 447 in materia di inquinamento acustico derivante da traffico ferroviario.
  • D.P.R. 30 marzo 2004, n. 142 Disposizioni per il contenimento e la prevenzione dell’inquinamento acustico derivante dal traffico veicolare a norma dell’articolo 11 della L. 26 ottobre 1995 n. 447.
  • Direttiva 2002/49/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 25 giugno 2002 relativa alla determinazione e alla gestione del rumore ambientale.
  • D.lgs. 19 agosto 2005, n.194 Attuazione della direttiva 2002/49/CE relativa alla determinazione e alla gestione del rumore ambientale.