Napoli: Movida selvaggia, appello da Chiaia “Sindaco e prefetto, ora ascoltateci”

NAPOLI Migliaia di cittadini aderenti a 7 associazioni di 7 quartieri devastati da movida selvaggia hanno coinvolto, in più di una settimana di proteste, la città e i media, ora aspettano l’ascolto del sindaco e del prefetto: BRAVI NAPOLETANI PER LA VOSTRA CIVILISSIMA BATTAGLIA!

Cresce la mobilitazione per l’assemblea “per la quiete pubblica” del 5 febbraio Fuga da via Alabardieri e garage in vendita in zona “Qui non dormiamo più”

L’altro giorno i residenti di movida selvaggia avevano saputo che il sindaco Luigi de Magistris interveniva a radio Kiss Kiss sull’argomento. Gianni da via San Domenico Maggiore voleva intervenire per spiegare i problemi di chi ha perso il sonno: “Non ci sono riuscito: i locali aprono alle 19, da quell’ora non riusciamo più a sentire né radio né televisione, fino alle 4 del mattino “. “Vendo un garage comprato molti anni fa – dice, raccontando la sua storia di movida selvaggia un residente di Chiaia – usavamo l’auto solo nei fine settimana. Ma ora la movida ci impedisce di uscire, a che cosa mi può servire ormai la proprietà di un box?”. Fuga da via Alabardieri, anche se la polizia municipale ha rafforzato i controlli per la movida e ha chiuso il “Gallery” di via Scarfoglio 10. Gli agenti dell’Unità operativa Chiaia e l’Unità operativa Tutela Edilizia hanno elevato una sanzione ed è scattato il sequestro durante una festa per 600 persone. Il locale non aveva permessi né agibilità. Ma gli abitanti, nonostante i vigilantes ingaggiati dai titolari dei bar, non hanno notato miglioramenti. La loro paura più grande sembra realizzarsi nelle parole dell’amico di un negoziante di via San Pasquale, che non vuole che il suo nome venga pubblicato. “Soprattutto perché – confessa – temo che i primi a farsi avanti per acquistare siano aspiranti titolari di un nuovo disco bar. Ne abbiamo visti arrivare tanti, in questi ultimi tre anni”. E il copione si ripeterebbe: 60 metri quadri di “interni” dove non entrano più di una ventina di persone, a fronte del migliaio di avventori che restano all’esterno. “Ma fuori dai locali, secondo la legge spiega Caterina Rodinò, presidente del Comitato Chiaia contro la movida fracassona – non si possono vendere alcolici e non si può suonare a tutto volume. Cosa che normalmente avviene, senza sanzioni di alcun genere”. Stanchi del mancato ascolto, gli abitanti dei 7 quartieri e zone di Napoli (Bellini, Falcone, Chiaia, Bagnoli, Vomero, piazza Dante e via Carrozzieri) che non dormono più hanno invitato con posta certificata sindaco, prefetto e questore il 5 febbraio alle 17 a una “Assemblea per la quiete pubblica” che si terrà nella sala Nugnes del palazzo del consiglio comunale di via Verdi, 35. “Non siamo mai stati convocati da nessuno – dice Antonio Attena, dello stesso comitato – eppure avevamo scritto al Prefetto che nessuno conosce la realtà di queste situazioni più di chi ci vive tutti i giorni”. “Ci auguriamo che raccolgano il nostro invito – commenta Gennaro Esposito, penalista e consigliere comunale che dieci giorni fa ha presentato a nome dei sette comitati la diffida alle autorità per il mancato rispetto delle normative – altrimenti significherà che non vogliono aprire un tavolo con i residenti, ma tenere conto soltanto delle esigenze dei “baretti”. Li abbiamo invitati per sentire quali sono le reali intenzioni perché quelle manifestate l’altro giorno al tavolo della Prefettura le troviamo inconsistenti “. Il Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica non ha soddisfatto i gruppi di residenti. “Ci sentiamo inascoltati”.