PRIMO RICORSO ITALIANO ALLA CORTE EUROPEA DEI DIRITTI DELL’UOMO su danni salute da movida selvaggia.

PARTE DA TORINO IL PRIMO RICORSO ITALIANO ALLA CORTE EUROPEA DEI DIRITTI DELL’UOMO SUL TEMA DEL DANNO ALLA SALUTE DA MOVIDA “SELVAGGIA”, IL NOSTRO COORDINAMENTO NAZIONALE STA LAVORANDO IN TUTTO IL PAESE ATTRAVERSO LE SUE ASSOCIAZIONI E I SUOI COMITATI PER SOSTENERE UNITARIAMENTE QUESTA AZIONE

 

CORTE EUROPEA DEI DIRITTI DELL’UOMO

67075 STRASBOURG – CEDEX (Francia)

RICORSO

presentato ai sensi dell’art. 34 della Convenzione Europea per la

Salvaguardia dei Diritti dell’Uomo e delle Libertà Fondamentali,

nonché in conformità degli artt. 45 e 47 del Regolamento della Corte

Europea dei Diritti dell’Uomo.

I – LE PARTI

  1. Il richiedente

Cognome: xxxx

Nome: xxxx

Nazionalità: Italiana

Professione: medico

Data e luogo di nascita: xx1950 a xxxxx(CN)

Domicilio: xxxxx, Torino (TO)

Cod. Fisc xxxxx

Indirizzo attuale: Piazza Vittorio, Torino (TO)

Nome e cognome del rappresentante: Del Noce Alberto

Professione del rappresentante: Avvocato

Indirizzo del rappresentante: Corso Vinzaglio n.4, Torino (TO)

Tel. n. 0039 / 011 / 56361235

  1. L’altra parte

STATO ITALIANO

II – ESPOSIZIONE DEI FATTI

  1. La signora xxxx è da molti anni proprietaria di un immobile sito al piano

1° piano ammezzato dello stabile in Torino, Piazza Vittorio Veneto n. xx. In

tale appartamento la ricorrente ha stabilmente vissuto dal 1985 e per tutta

l’epoca dei fatti qui esposti.

  1. Nel 2004 venne aperto un locale notturno al piano terreno di tale edificio,

locale prospiciente la piazza e posto immediatamente sotto l’appartamento

2

della ricorrente. La proprietà di tale immobile al piano terreno era ed è di un

condomino dell’edificio (società RESIDENCE C-13 S.a.s. di Comunian

Meri & C.), il quale all’epoca lo aveva concesso in locazione alla società

BOKAOS TORINO S.r.l.

  1. Tale esercizio (denominato Bokaos) iniziò a diffondere subito musica ad

altissimo volume fino all’alba, pregiudicando il riposo di tutti gli inquilini

ed in particolare modo della D.ssa xxxxxxxxx. Ciò tra l’altro, in

palese contrasto non solo con il regolamento condominiale (che prevedeva e

prevede il divieto di emissioni sonore dopo le 22,00), ma anche con la

normativa comunale (che prevedeva e prevede il divieto di emissioni sonore

dopo le 24,00).

  1. Tutto il Condominio di Piazza Vittorio Veneto xx insorse e citò in giudizio

il titolare del locale notturno ed il condomino proprietario. Dopo un’attenta

istruttoria (che fece emergere l’esistenza della grave violazione, della

conseguente propagazione di rumori e vibrazioni in tutto l’edificio,

dell’impossibilità di riposare dopo le 22,00, ecc.) il Tribunale Civile di

Torino confermò un importante principio di carattere anche negoziale, e

cioè che la diffusione dalle proprietà esclusive (compreso quello oggetto di

causa) di musica e di suoni di strumenti musicali dalle ore 22,01 alle ore

7,59 si poneva “in contrasto con gli artt. 2 e 9 del Regolamento di

Condominio” di Piazza Vittorio Veneto xx – Torino (doc. A).

  1. Ebbene, in forza di tale assunto con sentenza n. 7432 del 20/11/2006 il

Tribunale ordinò quindi sia al condomino proprietario dei locali sia al

titolare del locale notturno di cessare immediatamente l’accertata “indebita

utilizzazione” dei locali. In altre parole, il locale notturno venne

condannato ad interrompere immediatamente ogni emissione musicale

dalle ore 22,01 alle ore 7,59. La sentenza non venne impugnata onde passò

in giudicato.

  1. Ciò nonostante le gravi molestie provenienti dal locale in oggetto

continuarono imperturbate. A nulla servirono sia le diffide, sia le

intimazioni con precetto, sia le richieste di intervento della Polizia

Municipale di Torino a tutela sia dei diritti violati sia dei precetti del

Tribunale.

  1. Subito dopo la sentenza l’immobile oggetto di causa venne concesso in

locazione ad altro esercente, e cioè la OLS S.r.l. Ed anche tale conduttore

proseguì incessantemente a diffondere musica e suoni di strumenti musicali

nelle ore vietate. A nulla servirono sia le nuove diffide sia le nuove richieste

di intervento della Polizia Municipale di Torino.

  1. Così come a nulla servirono i procedimenti penali promossi contro i titolari

del locale notturno, poiché ogni provvedimento cautelare e di sigillo degli

impianti venne aggirato mediante l’utilizzo di altri strumenti (PC,

smartphone, ecc.).

  1. Il Condominio dovette ricorrere quindi nuovamente al Tribunale di Torino,

il quale, con provvedimento cautelare del 30/10/2007, depositato il

5/11/2007, ordinò anche alla OLS S.r.l. (e di nuovo al condomino

3

proprietario) l’immediata cessazione delle emissioni sonore fra le ore

22,01 e le ore 7,59 (doc. B). Tale provvedimento venne reclamato dalla

OLS S.r.l., ma tale impugnazione venne respinta con provvedimento del

18/1/2008. Con tale rigetto, il Collegio giudicante confermò sia

l’opponibilità del Regolamento condominiale sia il divieto di emissioni

sonore dalle 22,01 alle 7,59.

  1. Purtroppo le molestie proseguirono. Ad opera questa volta di altro

conduttore: infatti, dopo l’ennesima condanna il condomino proprietario del

locale in oggetto concesse in locazione l’immobile alla DUNA S.r.l., la

quale, con il suo esercizio denominato Soho, imperturbabile continuò e

continua tuttora a diffondere musica sino all’alba (sette giorni su sette).

  1. La D.ssa xxxxxxx decise quindi di proporre personalmente altro

ricorso cautelare (ex art. 700 c.p.c.) volto a far cessare l’indebita

utilizzazione di locali da parte della nuova inquilina (DUNA S.r.l.): con

provvedimento del 19/6/2010 il Tribunale di Torino ribadì per l’ennesima

volta la piena opponibilità del Regolamento condominiale alla RESIDENCE

C-13 S.a.s. ed ai suoi aventi causa e dichiarò la sentenza n. 7432 del 2006

(che aveva condannato il Bokaos – doc. A) doveva intendersi valida ed

efficace anche contro la DUNA S.r.l. (doc. C). Tale provvedimento non

venne impugnato né dalla RESIDENCE C-13 S.a.s. né dalla DUNA S.r.l.

  1. A questo punto finalmente la Pubblica Amministrazione cominciò a

muoversi: chiamati dagli abitanti della zona i Vigili Urbani sanzionarono il

titolare del Soho per la violazione del divieto di emissioni sonore: con

provvedimento del prot. n. 15319/5.1.3 del 26/3/2010 Il Comune di Torino

appose all’autorizzazione della DUNA S.r.l. la “…prescrizione di cessare le

immissioni sonore, anche se non relative a trattenimenti danzanti o

musicali, provenienti dal locale in oggetto fra le ore 22,101 e le ore 7,59”.

E’ interessante leggere le premesse di tale provvedimento poiché il Comune

ammise che “… Quasi quotidianamente si ricevono (o presso la Centrale

Operativa o presso il Contact Center della Polizia Municipale segnalazioni

dei residenti di emissioni sonore disturbanti… Visto che continuano a

pervenire al Corpo di Polizia Municipale ripetute segnalazioni per

emissioni disturbanti provenienti dall’esercizio pubblico in oggetto; Visto

l’interesse pubblico al mantenimento della quiete e alla prevenzione di ogni

forma di disturbo alle occupazioni e al riposo delle persone, in particolare

dei condomini, nonché l’interesse pubblico a che venga data applicazione ai

provvedimenti giurisdizionali ed in particolare, specie nel caso, quale

quello in questione, di definitività a seguito di passaggio in giudicato nei

confronti delle parti, ed aventi causa, della sentenza ai sensi dell’art. 2909

c.c….”

  1. Ebbene, nella notte del 18/4/2010 i Vigili Urbani si recarono nell’alloggio

della D.ssa xxxxxx per verificare il rispetto della prescrizione ed

accertarono che si “udivano distintamente il rumore (prevalentemente bassi)

della musica all’interno del locale sottostante e che… all’interno la musica

era diffusa da due casse amplificate” e “che sia durante la rilevazione del

rumore ambientale che durante quello del rumore residuo gli agenti in abiti

4

civili verificavano che dagli altri locali adiacenti non perveniva musica”.

Pertanto, in data 5/5/2010 venne contestata l’inosservanza della predetta

prescrizione con emissione di apposito verbale.

  1. Inoltre, due mesi dopo, e cioè il 22/7/2010, l’Ufficio Divisione Ambiente

del Comune di Torino (Settore Acustica) convocò la società DUNA S.r.l., la

quale, anche avanti l’amministratore del condominio ed il sottoscritto legale,

si impegnò ad evitare la diffusione della musica e dei suoni strumentali

negli orari vietati. Il pubblico funzionario ammonì l’amministratore della

DUNA S.r.l. che in caso di una sola ulteriore violazione la licenza sarebbe

stata sospesa. Questo accadeva nel 2010.

  1. Tale impegno venne però tranquillamente ed assolutamente disatteso poiché

il locale continuò (e continua tuttora) a contravvenire imperturbabile non

solo il Regolamento di Condominio ma anche tutte le disposizioni

giudiziarie nonché ancora le norme amministrative attualmente in vigore. E

ciò ogni giorno della settimana, sette giorni su sette.

  1. Il 29/9/2010 venne quindi notificato al titolare della DUNA S.r.l. l’atto di

precetto con intimazione ad adempiere alle disposizioni sia regolamentari

sia giudiziali. Intimazione assolutamente inascoltata. Nel frattempo, il

sottoscritto legale avvisò il Comune di Torino che le violazioni

continuavano imperturbabili, ricordando l’avviso fatto dal funzionario il

22/7/2010 e cioè che la Pubblica Amministrazione avrebbe dovuto

sospendere la licenza del locale in oggetto. Ogni comunicazione al

Comune non venne neppure minimente riscontrata e nessuna sanzione

venne erogata. Tanto meno la sospensione minacciata.

  1. Alla luce dell’assoluta inerzia dello Stato il 7/10/2010 venne quindi

depositato ricorso ex art. 612 c.p.c. volto a chiedere al Giudice le modalità

di esecuzione pratica della “vecchia” sentenza del 2006, sentenza che, in

pratica, costituiva un obbligo di non fare. Nel corso del procedimento

attivato il Giudice dispose alcune visite notturne a sorpresa da parte

dell’Ufficiale Giudiziario ed in occasione di tali visite il pubblico ufficiale

riscontrò emissioni sonore ben oltre le 24,00.

  1. Ebbene, con provvedimento del 25/5/2011 il Giudice, non riuscendo ad

individuare un provvedimento idoneo agli scopi richiesti, dichiarò di non

poter provvedere, suggerendo tuttavia di ricorrere al rimedio previsto

dall’art. 614 bis c.p.c. (doc. D).

  1. Nel frattempo, il sottoscritto legale inviò al Comune di Torino copia dei

verbali dell’Ufficiale Giudiziario (comprovanti la violazione del divieto di

emissioni sonore oltre le 24,00), ricordando per l’ennesima volta l’obbligo

della sospensione della licenza al Soho: anche questa comunicazione non

venne minimamente riscontrata dalla Pubblica Amministrazione.

  1. Atteso che il Soho, di proprietà della DUNA S.r.l., continuava imperterrita a

violare sia le norme del Regolamento di condominio sia quelle

amministrative, il Condominio decise di seguire il suggerimento del Giudice

proponendo il 18/12/2012 un’azione giudiziaria volta ad ottenere la

condanna accessoria prevista dall’art. 614 bis c.p.c., da aggiungersi alla

5

sentenza originaria del 2006 (epoca in cui non esisteva ancora tale norma).

L’azione giudiziaria non aveva precedenti ed implicava un’interpretazione

della recente norma.

  1. Dopo un dibattimento durato un anno e mezzo, con sentenza del 3/6/2014 il

Tribunale rigettò la domanda ritenendo che l’art. 614 bis c.p.c., essendo

entrato nell’ordinamento giuridico nel 2009 (e più in particolare con l’art.

49 della Legge 18/06/2009 n. 69), non poteva essere applicato

retroattivamente ad una sentenza emessa prima della sua entrata in vigore

(doc. E).

  1. Nel tempo del nuovo processo la D.ssa xxxxxx richiese

numerosi ed ulteriori interventi a causa delle imperturbabili violazioni

normative della DUNA S.r.l. La Pubblica Amministrazione decise

finalmente di intervenire nella notte del 6/4/2013, unitamente a funzionari

dell’Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale (ARPA). Come il

Giudicante potrà leggere (doc. L), i funzionari certificarono la grave

violazione del Soho con riferimento alle emissioni sonore, con picchi verso

le 2,00 del mattino… A seguito di tale certificazione il Comune non poté

non emettere una sanzione: tuttavia, invece di sospendere la licenza (come

dovuto) venne erogata una mera e semplice multa. Si allega altresì il

rapporto amministrativo effettuato dal responsabile del Nucleo di Polizia

Amministrativa con il quale si prendeva atto delle violazioni poste in essere

dal Soho (doc. M).

  1. Nonostante ciò, la multa e ben sette provvedimenti giudiziari, le gravi

molestie continuarono imperterrite. Dal 2014 ad oggi alla D.ssa xxxxxi ed agli abitanti della zona sono rimasti, a tutela dei propri diritti,

solo gli esposti alle Forze dell’Ordine ed al Comune di Torino. In questo

ultimo anno si è tentata solo questa via, ma ogni richiesta di intervento da

parte della Pubblica Amministrazione è rimasta priva di alcun concreta

risposta.

  1. Si è anche costituita un’Associazione a tutela dei diritti degli abitanti della

zona nei confronti delle gravi violazioni commesse dai gestori dei locali

notturni che si affacciano sulla Piazza Vittorio Veneto. Basta una semplice

esplorazione del sito (https://associazionepiazzavittorio.wordpress.com) per

rendersi conto di come lo Stato Italiano sia stato e sia tuttora

assolutamente sordo ad ogni richiesta di tutela della vita privata e

famigliare.

  1. Quale ultimo atto cronologico, in data 8/5/2015 è stata disposta una perizia

tecnica che ha lasciato sconcertati: come potrà leggere il Giudicante detta

perizia ha certificato che l’inquinamento acustico prodotto dal Soho (di

proprietà della DUNA S.r.l.) non solo avviene ben oltre le ore 22,00, non

solo supera abbondantemente i limiti di legge (D.P.C.M. 14/11/1997) ma

mostra i picchi inquinamento più alti attorno alle ore 2,00 del mattino

(doc. H). Si tenga conto che secondo la classificazione acustica del territorio

comunale Piazza Vittorio è posta in Classe III (area di tipo misto) e che

dalle 22,00 non possono esser superati comunque i 45 dB (e nella notte il

livello si attesta attorno ai 75 dB…).

6

  1. Neppure alle ultime richieste di intervento (perizia alla mano) lo Stato è

mai intervenuto! In altre parole, in questi ultimi 10 anni, nonostante i

provvedimenti giudiziari favorevoli, nulla è cambiato e la D.ssa xxxxxxx si trova costretta a procedere in sede europea, sperando di trovare

finalmente giustizia.

  1. Anzi, l’impunità di chi ha ripetutamente trasgredito le norme vigenti, ha

incentivato l’apertura di molti esercizi commerciali dando vita al fenomeno

“movida” di Piazza Vittorio, che è diventato un punto di riferimento noto a

livello nazionale per la cosiddetta “vita notturna”. L’impatto del fenomeno

non è sfuggito ai quotidiani che ne hanno trattato diffusamente. Si produce

solo a titolo di campione l’articolo pubblicato da La Stampa in data

24/5/2009 (doc. N).

  1. Tuttavia, se la situazione delle violazioni non è cambiata per l’inerzia dello

Stato, molto è invece mutato con riferimento alla condizione psicofisica

della D.ssa xxxxxxxxxx

  1. In questi anni la privazione del sonno e lo stress dovuto all’inquinamento

acustico a causa del locale notturno posto sotto le finestre della propria

abitazione hanno causato alla ricorrente gravi malesseri, come comprovato

da numerosi certificati medici (doc. F). La ricorrente è stata addirittura

sottoposta ad un intervento chirurgico a causa di patologia riconducibile allo

scarso riposo (doc. O). Si tenga in debito conto che la D.ssa xxxxxx è un medico dipendente presso la ASL TO 1 di Torino e che

quindi, al di là del suo diritto alla salute e riposo, essa non può permettersi

di esser sottoposta a stress anche al di fuori dell’orario di lavoro.

  1. L’ultima certificazione in ordine cronologico è del 12/5/2015: tale

certificazione riconosce in capo alla ricorrente un’ipertensione con episodi

tachicardici dovuti alla privazione del sonno (ovviamente a causa della

pessima qualità del riposo notturno).

III – ESPOSIZIONE DELLA VIOLAZIONE.

Come emerge in modo inequivocabile dalla descrizione dei fatti, lo Stato italiano

ha violato l’art. 8 della Convenzione Europea che tutela il rispetto della vita

privata e familiare.

Infatti, il suo non attivarsi a tutela di diritti riconosciuti con più sentenze passate

in giudicato ha pregiudicato il bene giuridico tutelato dal Trattato. L’ultima

inattività dello Stato risale a pochi giorni or sono, allorquando la Pubblica

Amministrazione non è intervenuta a fronte della relazione tecnica dell’8/5/2015

che ha certificato la gravità delle ultime (dopo dieci anni ininterrotti) violazioni

poste in essere dalla DUNA S.r.l.

Il primo comma dell’art.8 della menzionata Convenzione infatti sancisce che

“ogni persona ha diritto al rispetto della sua vita privata e familiare, del suo

domicilio e della sua corrispondenza”. Lo Stato italiano, firmando il Trattato si è

assunto l’onere di rispettare e proteggere i diritti in esso stabiliti.

7

Di conseguenza, non solo esso si deve impegnare a non violarli, ma deve anche

impegnarsi attivamente affinché questi siano effettivamente tutelati.

Qualora invece, di fronte a una situazione conclamata di violazione, lo Stato non

si attivi per ristabilire la situazione di diritto, esso diventa complice della

violazione e, seppur in via per così dire “indiretta”, viola palesemente la

Convenzione firmata.

Questo ragionamento è confortato da una decisione recente di codesta Corte. Il

caso Dordevic c. Croazia (41526/10) ha infatti stabilito un precedente

significativo.